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(Chile) Trigésimo octavo comunicado de ITS agosto 16, 2017

Pubblichiamo Nichilisticamente affini il comunicato (trentottesimo) di un nuovo gruppo degli Individualisti Tendenti al Selvaggio chiamato i “Predatori Changos del Porto”-(ITS-CHILE) e la loro presentazione e annesso dibattito amorale!

Più gruppi Estremistici Anti politici in questa società “decadent” e tecno-morale!

Link originale da qua:

http://maldicionecoextremista.altervista.org/chile-trigesimo-octavo-comunicado-its/

e da qua:

http://maldicionekoextremista.torpress2sarn7xw.onion/2017/08/16/chile-trigesimo-octavo-comunicado-de-its/

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Comunicado de ITS desde un nuevo grupo formado en Chile. ¡Por el avance del proyecto criminal en el sur del continente!

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I. El sueño.

He tenido un sueño donde el anarquismo tenía el semblante de un ser humano.

Sí, era precisamente una persona normal, cabeza, piernas, brazos… todo lo que se necesita.

En el sueño que he tenido el anarquismo se murió.

De repente, una enfermedad maldita y silenciosa, que lo había contaminado, sin síntomas, una mañana llamó a su puerta y se lo llevó.

Así.

Simplemente.

Sin el tiempo de actuar, comprender, probar…

Sin escape.

Ningún aviso.

Ninguna llamada.

La muerte hizo su trabajo, le dio las espaldas, y siguió en su camino.

Ni siquiera una palabra, un gesto, una mirada cargada de significados.

Nada.

II. El despertar.

Al despertarme me di cuenta de que era un sueño y me puse a pensar.

Conexiones extrañas, reflexiones, impulsos cerebrales…

Y después me reí.

Mi risa se volvió incontenible, profunda, llena. Casi inconveniente.

Fue una risa tan fuerte que tenía lágrimas en los ojos y hasta se me movían las vísceras.

Os preguntaréis el porqué de esta reacción. Comprensible.

Pues bien, en mi sueño la Muerte trató el anarquismo (con la debida letra minúscula), exactamente como todo y todos.

Ella actuó y después siguió ocupándose de sus cosas.

Sin conceder privilegios.

Y mientras el anarquismo se estaba muriendo sin enterárselo, seguía esforzándose con sus por qué, y sus debates, las comparaciones, las propuestas, la moraleja, el objetivo, los recursos, los tiempos, la interminable asamblea, las formas y todo el catálogo de estupideces que, efectivamente, no eran nada más que la enfermedad misma que estaba matándolo.

Indignado, el anarquismo pidió solidaridad en todos lugares.

El anarquismo, trastornado, no conseguía resignarse: se estaba muriendo sin haber sido avisado, ni siquiera una señal o un indicio, nada.

Y mientras tanto ocurría todo esto, Nadie se preocupó.

O mejor dicho, a Nadie le interesó.

Tantos años de historia, tantas batallas, una honorada militancia sobre la escena mundial para después morir tan banalmente, en la indiferencia general.

Y este tipo que en mi sueño representaba el anarquismo, estaba cabreado.

No imaginaréis el por qué.

En ese momento extremo tenía que cabrearse por su propia imprevista desaparición, por la manera en que se había manifestado su muerte –nada de épico, ningún acto heroico, ningún montaje policial ni cárcel de exterminio, nada- o porque Nadie se estaba dando cuenta de su muerte.

El anarquismo estaba muriendo anonimamente, cabreado, en la indiferencia general.

III. El Epílogo

En estos tiempos, para soñar con los anarquistas, de verdad tienes que haber exagerado en la cantina o consumido alguna hierba natural o sintética.

De todas formas cuando la mente está libre y se aleja salvajemente desde el control civilizador de la razón, hace caer las máscaras y revela, a través de los sueños, las realidades más inconfesables.

Amigos, el anarquismo se murió.

En la indiferencia general.

Se murió por exceso de moraleja.

Ya lo sé, esta cosa hace reír hasta las lágrimas.

Nadie lo echa de menos.

Cai-Cai

Changos Merodeadores del Puerto (ITS-Chile)

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Attentato incendiario alla Capitaneria

Il fuoco indiscriminato colpisce ovunque…

Grave attentato incendiario la notte scorsa a Bosa Marina. Un’auto della Capitaneria di porto è stata incendiata.

La vettura era parcheggiata nel cortile della caserma nella borgata marina, dove sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco di Macomer che hanno completato l’estinzione delle fiamme già affrontate dal personale di servizio presente nella sede della Capitaneria.

L’area coinvolta dall’attentaro è stata quindi messa in sicurezza. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri della stazione di Bosa che hanno avviato immediatamente le indagini.
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La Guerra di José Vigoa: Un breve discorso sul Metodo Eco-estremista agosto 15, 2017

Pubblichiamo Nichilisticamente sanguinei la traduzione del testo “José Vigoa’s War: A Short Discourse on Eco-Extremist Method” pubblicato dagli affini di sangue del Progetto Eco-estremista “Atassa”, tradotto anche in spagnolo e integrato dall’affine di sangue e Eco-estremista “Xale”, ex capo editore della Rivista ” Regresión” ( e pubblicato sul numero 7 della stessa Rivista)!

Per le Guerre Estremistiche e Terroristiche contro questo mondo artificiale e umanistico-morale!

Link originale da qua:

José Vigoa’s War: A Short Discourse on Eco-Extremist Method

Traduzione e integrazione da qua:

http://regresando.altervista.org/

e qua:

http://cuadernoscontraelprogreso.torpress2sarn7xw.onion/

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La cosa più notevole che l’eco-estremismo ha intrapreso durante l’anno scorso, è la maggiore chiarezza nell’organizzazione. Benché il metodo di attacco sia stato sempre piccolo, disperso e riservato; e benché abbia rinunciato sempre al discorso rivoluzionario o alla discussione di un “movimento”, una rottura netta potrebbe rendere chiaro che l’ethos dell’eco-estremismo è differente da quello degli anarchici ed altri terroristi radicali. In confronto con l’attivista, l’eco-estremista cerca di emulare il criminale. Invece del Partito, il nichilista individualista costruisce una “società segreta” (spesso persino segreta tra di loro). Invece di un movimento, quelli che portano avanti la difesa estrema della Natura Selvaggia difendono una mafia. Se la nascita dell’eco-estremismo segna il passaggio del ponte per uscire dalla Terra del Progresso e l’Illuminismo, la nuova tappa verso la selvatichezza sta appiccando il fuoco a quel ponte, per vederlo ardere.

Ovviamente, ci sono ragioni teoriche per ciò. Per portare a termine le azioni eco-estremiste, i propri interpreti richiedono una maggiore autonomia e anonimato, come i delinquenti. Il liberale, il sinistrorso, l’anarchico e l’anarco-primitivista chiedono azioni che altri possano emulare e proclamare come il Crocifisso nel Vangelo: “Vadano e facciano la stessa cosa”. Vogliono “produrre in massa” un percorso di azione e comportamenti avanzati per adattarsi a tutte le situazioni e contingenze possibili. Tutto in un “codice aperto”, affinché tutti lo capiscano. Questo risponde alla necessità dell’ethos democratico, la sua Fede nel Popolo, il Dogma della Bontà Fondamentale della Natura Umana. Perfino i più comprensivi lettori iper-civilizzati vengono coinvolti nella letteratura eco-estremista e domandano: “Ma che cosa devo FARE? Come posso applicare questo alla MIA VITA? etc.”. Questa domanda, non ha risposta in questo caso.

L’eco-estremista è un opportunista. È un individualista. Non c’è un modello eco-estremista come invece sono quelli comunista o anarchico o primitivista. Ognuno è differente, come ogni crimine è differente. L’attivista moderno cerca di limitare il caos e l’eventualità: l’eco-estremista conta su se stesso,  prospera perfino in ciò. Le masse di attivisti iper-civilizzati, dai pacifisti fino al Blocco Nero, cercano di muoversi come una colonna napoleonica di truppe, con disciplina, con un obiettivo comune e con una forza, a confronto con lo Stato in una situazione di “potere duplice.” Sono tanto forti quanto questo vincolo è più debole. L’azione eco-estremista è la guerra di guerriglia nel senso pieno del termine: non solo nella pratica, ma anche nel proposito. L’eco-estremista, come il criminale, lotta solo per se stesso, per il suo beneficio, e con quelli che lottano in maniera simile, anche se lontani; coloro che lodano le loro azioni e cercano di emularli nelle loro particolari condizioni.

È per questo motivo che l’eco-estremismo è “pietra imprevista, la roccia che fa cadere, perché s’imbattono nella parola” (1 Pedro2: 8). Perfino quelli che simpatizzano, i porristas di sinistra che vogliono essere un po’ più militanti e pensano che poche parole a sostegno delle ITS aumentino la loro credibilità come “post-sinistrorsi”, non capiscono questo primo principio eco-estremista. L’eco-estremismo non ha che fare con poche parole militanti che stimolano la conversazione, oh a essere onesti, è una forma leggermente più violenta del pessimismo passivo che permea i circoli intellettuali progressisti. L’eco-estremismo è complicità cospirativa, affinità violenta ed amicizia che porta all’illegalismo. L’eco-estremismo non è un altro idolo ideologico sopra un altare insieme all’anarchismo insurrezionale, l’anarco-primitivismo, l’eco-anarchismo, il nichilismo passivo, etc. L’eco-estremismo è la rottura con gli idoli, perfino l’idolo della”auto-realizzazione” e “l’autonomia” dentro la marcia civilizzazione tecno-industriale. È lo zelo sacro del fanatico di fronte alle bestemmie contro la Natura Selvaggia, il desiderio avido di violenza contro la vittima iper – civilizzata e la singolare pazienza necessaria per attaccare il nemico nel momento opportuno. Qualunque similitudine con le ideologie che lo hanno proceduto è superficiale, nel migliore dei casi.

Come proseguo, utilizzeremo alcune lezioni della vita di un guerrigliero / criminale moderno, uno che è arrivato a opinioni simili sulla legittimità dell’attività criminale in una società corrotta. Parliamo qui di José Vigoa, ex-Spetsnaz (NdT1), possibile ufficiale d’intelligenza cubano, trafficante di droghe e ladro di casinò che è stato il terrore per le strade di Las Vegas durante gli anni 1999 e 2000. In questo periodo storico, lui e la sua piccola banda rapinarono alcuni dei casinò più grandi di Las Vegas, inclusa la MGM e la Bellagio. Vigoa ammazzò, anche due guardie di un camion blindato, che cercavano di giocare agli eroi.  Vogliamo citare alcuni passaggi dell’affascinante racconto di John Huddy, “Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars and Millions of Dollars”, approfondendo il racconto su quello che appartiene a Vigoa ma senza fermarci nei dettagli biografici. Con questo cercheremo di apprendere le regole del compromesso e rendere chiaro su cosa accadrà con l’attacco individualista da ora e nel futuro. Il futuro, tanto quanto si può parlare di esso, appartiene all’individualista, al caos e l’amoralità.

“Non è che José Vigoa si metta a pensare alla determinazione delle guardie del Brink, poiché essi hanno rovinato quello che sarebbe potuto essere il loro furto per la pensione. Stupidi eroi, merda! Pensiamo a Vigoa mentre spara con potenza di fuoco contro le due guardie e si ritira in attesa al Rodeo. Vigoa si sorprende che gli uomini del Brink, pagati poco, lottino. Se non fosse per la linea di fuoco che arriva verso esso, dal pazzo gringo che gli spara al di sopra del baule, Vigoa direbbe in faccia alle guardie, l’assurdità di quello che sono: io non sto tentando di toglierti il tuo denaro, o mancarti di rispetto, o rubare qualcosa della tua famiglia. Voglio prendere il denaro dei grassi padroni del casinò, del maiale che ha milioni e milioni e sfrutta i suoi impiegati con salari da fame.”(16)

Intrepido, Vigoa realizza una riunione dopo la missione e annuncia una nuova politica: “La prossima volta noi spariamo per primi e non facciamo domande a nessuno. Non ho chiesto alle guardie i loro maledetti orologi e i portafogli. Tutto il mondo vuole essere eroe in questo paese”. Vigoa scrive più tardi nel suo diario: “Nel mio mondo, tu sei il cacciatore o quello cacciato. Las Vegas crea, Vigoa lo prende”.(22)

L’inizio del libro descrive un grosso furto di veicoli blindati nel Desert Inn Hotel di Las Vegas, quando Vigoa e la sua squadra aprono il fuoco troppo presto, affinché le  guardie consegnassero il denaro, permettendo loro così di restituire gli spari e difendersi. Questo è un tema che “diverte” il crimine di Vigoa: le povere guardie che avevano tutto da perdere e niente da guadagnare, con le loro pallottole difendevano con ogni mezzo il denaro dei loro capi. In questo, forse vediamo che gli “iper-civilizzati”, lontano da essere innocenti o sfruttati, sostengono un sistema ingiusto per un senso di orgoglio o abitudine. La civilizzazione non sopprime gli istinti animali, ma approfitta di essi per i propri fini: in questo caso, per difendere il concetto di proprietà privata e il “lavoro ben fatto” del lavoratore onesto. Ci sono altre prove da portare, per fare capire che gli iper-civilizzati non si metteranno mai contro il sistema tecno-industriale? (16)

“I furti e le tattiche di piccole unità utilizzate dalle gang, ricordarono alla polizia il proprio allenamento. I veterani di marina e dell’esercito riconoscono le tattiche di guerra di guerriglie delle Forze Speciali. L’agente speciale Brett W. Shields del FBI si rende conto che la gang usava le dottrine classiche dei commandos: (1) perfezionamento clandestino (2) combattimento breve e violento (3) fughe rapide (4) ritirate rapide e ingannevoli. I poliziotti si rendono conto che sono contro un criminale organizzato tanto vivace e letale come un qualunque bullo della vecchia scuola, ma che possiede un’eccezionale intelligenza nel campo di battaglia, potenza moderna di fuoco e sofisticate tattiche delle piccole unità.”(25)

Questa “militarizzazione” dell’attività criminale è un tema comune nei nostri giorni, come vedremo più avanti.

“Quello che Vigoa chiamava il Demone Feroce, lo agitava ora; si sarebbe svegliato presto. Poteva sentire la sua forza bruta e il caldo che si accumulava con forza in tutto il corpo. Quello che lo aveva attratto in una vita di crimine e brutalità, è la “paura” di questo sentimento ma Vigoa ora lo conosceva meglio.

Era sveglio e sempre più forte, e pronto sarebbe stato libero di fare il suo lavoro.”(104)

Questo passaggio si riferisce a un episodio immaturo nella carriera di Vigoa, ma come molti individualisti e selvaggi, primariamente anche Vigoa aveva uno spirito guida in combattimento. Per essere più forte di quello che può fare un semplice animale mortale, e per attaccare, spesso si ha bisogno dell’ispirazione di uno spirito, di un demonio, come nella credenza greca antica. Non è c’è da stupirsi allora che Vigoa credesse in questo,  nonostante le prese per il culo delle credenze umaniste anarchiche e sinistrorse che affermano che il potere di quest’ultimo proviene dal popolo. Quelli che aspirano ad azioni inumane devono avere un aiuto inumano.

Anche molti trafficanti erano drogati e usavano i guadagni per appoggiare i loro vizi ma Vigoa no. La sua astinenza non era morale ma destino della vita e  della morte. Devi mantenere il cervello “pulito”, disse ai suoi alleati. “Devi stare all’erta in ogni momento, perfino quando stai dormendo o facendo l’amore o con la tua famiglia. Devi vedere più lontano che altri uomini e in ogni angolo. Devi vedere nei cuori degli uomini. Devi leggere gli occhi del tuo nemico e sapere che stanno per attaccare, o qualche giorno cercheranno di ammazzarti.” (106)

Vigoa insegna sobrietà e vigilanza per la stessa ragione degli eco-estremisti: non per una morale bensì per un fine individualista. Il fine dell’eco-estremista è l’attacco, e i nemici sono da tutte le parti. La sobrietà e la vigilanza sono sempre necessarie. Alcuni diranno che questo equivale all’asceticismo: che tale vita è un abbraccio non necessario nelle difficoltà per qualche tipo di fine morale inverso. Nient’altro lontano dalla verità. L’uomo iper-civilizzato aspetta di essere difeso dalla tecnologia, i suoi edifici e la sua moralità. Perfino il più a-morale degli egoisti iper-civilizzati si basa sulla civilizzazione e le ostentazioni per la loro “amoralità.” La condizione reale dell’uomo senza civilizzazione è quella della vigilanza costante: nella selva, nel bosco, nella pianura e nei mari. Siamo tanto separati dai nostri sensi e di una vita di compromesso con il selvaggio che crediamo che una vita di controllo e sobrietà sia una vita di privazione. L’alternativa, tuttavia, è la vita dell’animale dello zoo: non siamo sotto nessuna minaccia fisica perché viviamo dentro delle gabbie. Per lo meno, l’eco-estremista resiste alla vita nella gabbia, benché sia solo per attaccare e tornare a scontrarsi il giorno dopo. L’alternativa di tentare di trovare la libertà nella gabbia, è assurda.

“In qualche modo, l’atto di fuga di Pedro fu qualcosa di buono”, affermò Vigoa.  “Ci misero alla prova. Dopo che Pedro fu cacciato dal parcheggio, non cediamo né ci lasciamo prendere dal panico. Questa è la forma in cui il combattimento è reale. Ci sono sempre sorprese. Niente va mai nella maniera che si suppone debba andare, e il piano è solamente il primo passo. Ci saranno sempre un riflusso e flusso nella lotta. È come reagisci alle sorprese che importa. Lo abbiamo fatto bene”(146 -147)

Il contesto per questa riflessione è la rapina al MGM che la banda di Vigoa portò avanti, è qui la lezione è ovvia. Andiamo avanti.

“Benché non sia il furto più lucroso, il furto al Mandalay Bay sarà l’esempio della banda che persegue l’assalto, senza resistenza, esattamente come stabilito dal piano. La presente rapina delle due guardie del Brink prende meno di un minuto, e la fuga ancora meno. Quando arrivano i poliziotti, gli uomini armati sono spariti da un po. Nessuno sa in che direzione sono fuggiti i sospetti, le descrizioni del veicolo di fuga variano, alcuni testimoni descrivono i banditi come uomini neri e non c’è evidenza balistica né impronte digitali.(186)

Questo è un buon riassunto della tattica della banda di Vigoa, che ha il predominio della velocità e la precisione nella realizzazione di rapine e fughe.

“Come uno squalo, Vigoa pensò che era animato da un impulso primordiale, perfino la dipendenza era sotto il suo controllo. Forse i suoi furti non riguardavano il bene o male, il denaro, la vendetta per le ingiustizie passate, o perfino per la famiglia. Erano sul potere, la violenza, il pericolo e l’emozione della caccia. Gli squali fanno quello che fanno senza rimorso, e la stessa cosa fece Vigoa. La polizia non poteva comprendere questo, pensò Vigoa. Non hanno idea di chi o con che cosa stanno trattando. (158)

È strano che tutti i “anarchici verdi”, nonostante i loro sforzi per il ri-inselvaticamento, per gli studi antropologici dei popoli primitivi, non possano capire quello che un criminale comune ha imparato tanto bene. Cioè, la violenza non era un mezzo per un fine nella vita “primitiva”, bensì spesso un fine in se stesso: un modo di vita. L’emozione della battuta di caccia e dell’incursione non è assorbita dall’hippie ri-inselvatichito nei giorni nostri, bensì dal criminale e il teppista, con tutte le sue contraddizioni e gli egoismi.

“La banda di Vigoa non sarebbe potuta funzionare totalmente, e mai forse, con la precisione dei commandos Spetsnaz, ma poteva essere insegnato loro a obbedire a ordini semplici ed eseguire i piani ben disegnati. Più tardi scrisse: “Una delle mie abilità speciali, nella guerra e nel crimine, era allenare duramente i miei uomini simulando la missione una e un’altra volta, a volte venti o trenta volte. Non c’era posto per l’errore. La polizia e l’esercito lo sanno sempre, perfino quando ti alleni ci saranno errori. Nella mia attività, posso commettere cinque furti di successo, ma se commetto un piccolo errore o permetto che i miei uomini diventino trascurati e indisciplinati, tutti moriremo o andremo a prigione con lunghe pene di condanna.”(161)

Qui comincia una parte cruciale nel libro, dove Vigoa inizia a descrivere la sua metodologia con più dettaglio. Qui vediamo che Vigoa, poiché è un uomo di azione, non ha nessun problema a esercitare l’autorità. Benché gli eco-estremisti tendano ad essere individualisti, non hanno nessun problema con l’autorità, poiché è concepibile che una situazione possa sorgere dove un piccolo gruppo si forma per portare a termine un’azione particolare. A differenza dell’anarchico o del sinistrorso, l’organizzazione non è una funzione dell’ideologia, bensì dell’efficacia in una situazione appropriata, sia la velocità e la precisione sono di massima importanza. Pertanto, non c’è nessun problema con l’autorità nell’eco-estremismo.

E ora la squadra poteva recitare le Regole di Vigoa quasi parola per parola:

– Non parlare sul lavoro, eccetto quello che “gela” la vittima ( ordinandogli che consegni l’arma). Silenzio assoluto tra i membri dell’unità.

-Piano A: Disarmare le guardie. Piano B: Ammazzarle senza vacillare se resistono.

-Vigoa, e solo Vigoa da gli ordini nel momento del rientro in macchina quando si fugge.

– Il secondo veicolo di fuga ( tecnicamente conosciuto come la prima macchina di fuga) , deve stare a una distanza contigua al“lavoro”, perché al guidatore dentro al furgone, è stato insegnato a utilizzarlo come ariete (NdT2), è può danneggiare la prima macchina nella scena del crimine.

– Un minimo di tre macchine sono necessarie per il “lavoro”. Questi veicoli, oltre il primo veicolo di fuga–  che è quello con il numero di matricola, dato che tutti i teste di solito lo segnalano, fanno un totale di quattro macchine per il lavoro.

– La velocità è essenziale – un minuto e fuori. (Quando Suárez comincia a protestare che perderà tanto tempo solo per recuperare il bottino, Vigoa lo interrompe: “ Questo non è il cinema, ragazzo, la gente ha telefoni cellulari, chiama il 911, e gli stupidi [ la polizia] usciranno dai negozi di ciambelle per un piccola azione.”)

–Non si devono lasciare nei garage dei casinò, macchine che non sono pronte, perché  gli agenti della sicurezza annotano i numeri delle targhe. Utilizzare garage di appartamenti.

–Il caos è la chiave. (Vigoa dice alla sua banda: “ Sapete che significa modus operandi? Silenzio. “ Buono, perché ne abbiamo uno. E deve essere imprevedibile. Questa è la Guerra. Essere prevedibile e morire”).

–Non lasciare niente dietro.

– Maschere da sciatori e vestiti oscuri. Usare sempre guanti. Lasciare le maschere indosso fino all’arrivo della terza macchina di fuga.” (165 – 166)

In queste regole, arriviamo a carpire l’enfasi dell’autorità, la velocità, e la precisione. Pero si vede anche, un segno al caos. Gli eco-estremisti vogliono essere il caos, o la Natura Selvaggia è una società addomesticata e artificiale. Non hanno nemmeno un modus operandi. Loro non chiedono nulla alla società se non attaccarla, perché i loro metodi non sono tanto differenti dai loro fini: attaccano per il bene dell’attacco. Questo permette di essere imprevedibili tale come Vigoa voleva esserlo.

“Non voglio ammazzare nessuno nelle mie rapine. Non volevo ammazzare la  guardia del centro commerciale. Dopo il Desert Inn, mi resi conto che ogni statunitense deve essere un cowboy. Chiamo tutto questo eroe di merda. Devi essere John Wayne e Mel Gibson e Bruce Willis, e se fai cose stupide, mi obblighi a fare in assoluto quello che faccio, questo non è stupido perché per sopravvivere, faccio saltare il tuo cervello di merda. T’invierò nel treno per l’inferno per un capriccio. Il mio capriccio (223)

Questo passaggio descrive quello che successe quando Vigoa e la sua banda, tentarono una rapina a un auto-blindato e arrivarono a ammazzare entrambe le guardie di sicurezza perché decisero di lottare. Una volta in più, gli iper-civilizzati difendono la civilizzazione, incluso anche quando non è nei loro interessi materiali. Chiamali come vuoi, pero non sono amici dell’individualista, o della Natura Selvaggia a conti fatti.

“Io non ero drogato o ubriaco, ma ero sicuro. Troppo fiducioso. Era lo stato di coraggio della festa. Mi sentii bene e soave, quasi in trance. Mi sentii invincibile e fu allora che abbassai la guardia. Proprio come gli hotel hanno fatto quando i più cedevoli ricchi, avvocati e contabili, hanno assunto i gangster italiani (248 -249)

Qui Vigoa descrive come restare con la “guardia bassa” lo portò alla caduta. Durante il suo furto della Bellagio, Vigoa portava il cappello sbagliato e fu identificato dalle telecamere di sicurezza, mostrando il suo viso in tutti i giornali. Anche questo è un avvertimento, contro la doppia vita: Vigoa era un uomo di famiglia e lasciò che una festa familiare lo rilassasse troppo e gli facesse perdere il suo obiettivo centrale. In ultima istanza, per questo motivo fu catturato: una parte della sua doppia vita inquinò l’altra.

“Il 3 giugno del 2002, era pronto per fuggire di sera dalla prigione della contea di Clark. Sarebbe stato un buon regalo definitivo per tutti gli agenti della legge, per non parlare della pubblicità per il DA(NdT3) una cosa come mantenere occupate le persone alle notizie. Ma succede qualcosa d’inaspettato e non pianificato. Un mio amico fu preso con del vino fatto nella prigione. La polizia mi domandò se potevano entrare nella mia cella per un secondo perché qualcuno era stato preso con del vino, poiché volevano sapere se avevo qualcosa. Guardarono intorno e non trovarono niente. Stavo lavorando quel giorno nella finestra, facendo il mio ultimo lavoro, ma non avevo le placche metalliche incollate molto bene o mascherate, perché la ricerca nelle celle era stata tanto repentina, in quel momento stavo ricontrollando il tutto, e i nuovi ufficiali senza esperienza scoprirono  il mio lavoro. Fu un colpo di fortuna. (335)

Dopo che Vigoa fu catturato, uno della sua squadra si stava preparando per testimoniare contro di lui in cambio di clemenza. Questa persona, tuttavia, finì impiccato nella sua cella in circostanze misteriose. Nonostante fosse in isolamento la maggior parte della giornata, Vigoa stava tentando di evadere attraverso le sbarre delle finestre e scappare. Questo dimostra lo spirito indomabile di Vigoa: perfino quando stava per essere condannato a una vita in prigione, cercava ancora la possibilità di scappare.

“Il tono della prima e delle seguenti interviste è competente e perfino cordiale. Ma quando Vigoa paragona la sparatoria del Ross e le tragiche morti nella guerra, lo interrompo. “Rubare alla gente puntando la pistola non è guerra”, gli dico. “Rubare alla gente puntando la pistola per arricchirsi e dopo sparargli quando resistono è assassinio.”

Il viso di Vigoa si fa oscuro. Guardandoci negli occhi, lui mi guarda in maniera dura. C’è una lunga pausa, dopo sospira: “Hai ragione, non è guerra”, dice Vigoa. “Bene, forse è un po’ come la guerra. Nella guerra non ammazziamo solo i soldati ma anche gente innocente. Ma a volte un uomo non ha un’altra possibilità. “ Vigoa ancora è attonito perché le guardie del Desert Inn e del Ross rischiarono le loro vite per il denaro di un’altra persona”.(354-355)

Nell’intervista dell’autore del libro, Vigoa resiste alla morale iper-civilizzata, e si rifiuta di escludere “l’innocente” nei suoi attacchi indiscriminati. Un’altra volta, è molto rivelatore che egli capisca quello che tanti “eruditi” non riescono a fare: che gli innocenti non sono tanto innocenti, e che la persona che”fa il suo lavoro” è precisamente quella che sostiene la civilizzazione.

 “José Vigoa è un esempio del criminale che più si teme nel futuro”, disse lo sceriffo Bill Young. “Nelle forze di sicurezza statunitensi sappiamo esattamente come combattere con il bullo di strada, ma stiamo attenti molto con gli stranieri allenati che sono intelligenti e non commettono delitti perché sono fedeli o hanno bisogno di denaro per droghe. Ne vediamo sempre di più di questi tipi a Las Vegas, in particolare dal Medio Oriente, gli Stati baltici ed America del Sud. I loro valori sono molto differenti dai nostri, e il lato spietato che mostrano lascia molti poliziotti americani storditi. Molti di questi ragazzi hanno precedenti militari e sono complessi e ben colti. Per noi è un grosso sforzo, trattare effettivamente con il mondo di José Vigoas.”

“La storia di José Manuel Vigoa Pérez, risulta essere la storia del nostro tempo.”(364)

Così finisce il libro di John Huddy su un gran prigioniero individualista che passerà il resto della sua vita in una prigione degli Stati Uniti. Da questo passaggio, è chiaro che José Vigoa fu un pioniere: un presagio delle cose a venire. È la mia convinzione che l’eco-estremismo condivide molte delle stesse caratteristiche che lo sceriffo descrive qui: persone che sono allenate (incluso l’auto-allenamento), indiscriminatamente violente, ben colte e implicate con il proprio gruppo criminale. Man mano che la struttura della società continua a sgretolarsi, la violenza, e quelli che la commettono saranno atomizzati sempre di più, disorganizzati (nel senso istituzionale), e spietati nei loro metodi. Questo pertanto, non è altro che una predizione della lettura dell’inevitabile. “Le cose non andarono a buon fine; Il centro non le può contenere…”

L’eco-estremista è quello che si è dato al caos che minaccia la civilizzazione tecno-industriale. Apprenderanno da José Vigoa, dalle tribù primitive, dai compagni terroristi, e chiunque possa offrire esempi su come portare a termine una guerra personale in difesa estrema della Natura Selvaggia, benché questa difesa sia meramente occhio per occhio, dente per dente.

Fonte:

Huddy, John. Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars, and Millions of Dollars. New York: Ballantine Books, 2008

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(Ndt) Note del traduttore:

  1. Forze speciali russe. Vigoa come soldato cubano iniziò nella vecchia URSS, sotto l’indottrinamento delle forze di elite.
  2. Utilizzare una macchina come “ariete”, è brandirla come un’arma per rompere porte e penetrare ostacoli nella fuga.
  3. District Attorney, il Pubblico Ministero

 

JOSÉ VIGOA: DATI BIOGRAFICI

José Vigoa fu il più grosso rapinatore di Las Vegas. Nacque il 24 di dicembre del 1959 in Caimito del Guayabla, Cuba. Cresce sotto il regime socialista implementato da Castro.

A 13 anni è inviato in URSS per un totale di 6 anni, per ricevere addestramento militare.

Terminato l’addestramento Spetsnaz, giuda un gruppo armato di cubani in Afghanistan che combattono contro i talebani affrontati dall’Unione Sovietica e i suoi alleati in quegli anni.

Finiti i combattimenti, Vigoa ritorna a Cuba, pero poco dopo decide di andarsene dal paese e nel 1980 arriva nella città statunitense di Las Vegas.

Senza opportunità lavorative e nel pieno della crisi d’immigrazione che scuoteva gli Stati Uniti, diventa trafficante di droga, ma nel 1989 è arrestato in un’operazione speciale della DEA, e accusato di traffico di cocaina.

Passa in carcere una condanna di 7 anni, e il 13 dicembre del 1996 esce in libertà condizionale.

Vigoa fuori dalla prigione, assetato di vendetta comincia a preparare un piano criminale elaborato che lo farebbe passare alla storia, così, allena i suoi amici nell’ostile deserto del Nevada (Óscar Cisneros, Luis Suarez e Pedro Durano) è inizia a mettere insieme armi corte e a sorvegliare lussuosi casinò, costosi hotel e auto-blindo che trasportavano il denaro effettivo degli stessi commerci. Così, la spettacolare corsa criminale di Vigoa prende piede:

– Il 20 settembre del 1998, Vigoa e i suoi uomini assaltano il casinò MGM Grand, andando verso l’uscita anticipatamente, dove creano un’imboscata a due guardie armate che portano borse piene di denaro dello stesso casinò. Tolgono loro le armi e portano via in contanti 1 milione e mezzo di dollari, più assegni.

Il lavoro è pulito senza sparare nessuna pallottola, i ladri fuggono senza lasciare piste. La polizia non sa ancora quello che sta per affrontare…

-Ottobre del 1998: La banda di Vigoa si fa passare per impiegati e rubano 11 veicoli di un negozio di rivendita auto, veicoli molto difficili da inseguire, che saranno utilizzati per scappare negli assalti pensati per il futuro. Quest’atto è il furto più grande di auto a Las Vegas.

-28 di giugno del 1999: In un pomeriggio soleggiato, il gruppo capeggiato da Vigoa fa un’imboscata a un paio di guardie di un blindato che usciva dal casinò Deset Inn. Le guardie resistono all’assalto e comincia una sparatoria, dove le guardie sono ferite. In quest’occasione Vigoa e compagni vanno via senza un solo dollaro, e benché la loro fuga sia prolungata, questa sarà una lezione che li segnerà.

-Agosto del 1999: Il famoso e lussuoso casinò Mandalay Bay, è rapinato da un gruppo di uomini armati. Questa volta il bottino sarà di 100 mila dollari in contanti, e i responsabili potrebbero essere la banda di Vigoa che fugge senza lasciare nessuna traccia alla polizia.

-3 di marzo del 2000: Incappucciati fanno un imboscata a un blindato che esce da un negozio di abbigliamento in Henderson, le guardie resistono all’assalto e Vigoa con un fucile AK47 le assassina a sangue freddo. La polizia cerca disperatamente gli assalitori e assassini, ma non trova nessuna traccia.

-22 di aprile del 2000: Uomini armati rapinano due guardie di sicurezza del lussuoso hotel New York New York, si portano via migliaia di dollari, e come in passato, non lasciano nessuna pista concludente per le indagini della demoralizzata polizia di Las Vegas.

-Giugno 2000: In un’operazione che dura approssimativamente 1 minuto, tre uomini si dirigono alle casse principali del famoso casinò Bellagio e con le pistole in mano si portano via tutto il denaro che trovano, Vigoa dal bancone dirige l’assalto e dà l’ordine di abbandonare il posto. Il centro di operazioni della sicurezza del casinò capta tutto l’assalto con le camere di sicurezza, e allertano le guardie che inseguono l’auto in cui fugge la banda di Vigoa. Quest’ultimo notando la presenza delle guardie, con un solo sparo allo pneumatico della macchina delle guardie, li ferma e riescono a scappare.

Il bottino del Bellagio fu di 200 mila dollari in contanti.

È qui, che comincia la caduta della banda di assalitori più famosa a Las Vegas.

Dopo lo spettacolare assalto al Bellagio, gli stessi padroni del casinò forniscono le immagini delle telecamere di sicurezza alla polizia, che le danno a tutti i giornalisti, così, si diffondono le immagini dei visi dei ladri in tutti i giornali dell’epoca; l’ufficiale di libertà condizionale di Vigoa lo riconosce e dà l’informazione alla polizia che rapidamente comincia la caccia.

-7 di giugno 2000: Vigoa è visto uscire da un centro commerciale con la sua famiglia, ed è seguito dalla polizia. Notando la presenza poliziesca, Vigoa accelera con la sua auto e comincia un feroce inseguimento, la squadra SWAT chiude la strada facendo si che Vigoa esca dalla sua auto, lasciando la famiglia dentro. Fugge a piedi tentando di fare perdere le proprie tracce ai suoi inquisitori. Vedendosi accerchiato Vigoa lotta con i poliziotti che lo vogliono arrestare. Nello scontro, è sopraffatto, essendo in inferiorità numerica, e ci vogliono 4 agenti per ammanettarlo e arrestarlo.

Da quando arriva in prigione, i giudici pensano di dare la pena di morte a Vigoa per l’assassinio delle guardie dell’Henderson. Il suo amico Óscar Cisneros, dopo essere stato arrestato, è obbligato a  testimoniare contro Vigoa, ma viene trovato impiccato ed il caso si sgonfia. L’unico testimone che testimonierebbe contro Vigoa è morto, non si sa se Cisneros decide di suicidarsi piuttosto che mandare a morte il capo criminale della sua stessa banda, o c’è qualcuno che lo ammazza facendo sì che il fatto sembrasse un suicidio.

– 3 di giugno 2002: Vigoa cerca di scappare di prigione, pero viene scoperto dalle guardie.

-16 agosto 2002: Vigos è giudicato, dichiarandosi colpevole di 43 accuse di delitti non gravi e 3 accuse di delitti gravi. È condannato all’ergastolo, dove passa i suoi giorni pensando al metodo migliore per scappare, se la vita lo permetterà…

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Incendio a Porta Metronia: cinque auto in fiamme in via Licia

Distruttivo incendio nella Capitale..

Roma. Auto in fiamme a Porta Metronia. L’incendio è divampato intorno alle 2:30 della notte fra l’11 ed il 12 agosto in via Licia, all’altezza dell’incrocio con via Taurasia e via Iberia. Immediata l’allerta al 115 con l’arrivo su posto di due squadre dei vigili del fuoco del Comando provinciale di Roma. Le operazioni di spegnimento si sono protratte per circa un’ora (dalle 2:30 alle 3:30).

Cinque le vetture danneggiate dalle fiamme. Nessuno è rimasto ferito. Da accertare le cause che hanno determinato l’incendio, al momento gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi investigativa, compresa quella del gesto doloso.

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La Relazione tra Pessimismo e Individualismo agosto 13, 2017

Pubblichiamo Nichilisticamente affini la traduzione di “The Relationship Between Pessimism and Individualism” di Georges Palante e posto dagli affini di sangue del sito e Progetto Antisociale Misantropico “Antisocial Evolution”, in un periodo in cui la confusione è sovrana, e l’appiattimento individuale è compromesso dalla generalizzazione su specifici modi di vivere e combattere, dalla società massa e tecno-morale e i suoi leccapiedi!

Per l’avanzamento del Misantropismo Terroristico e Anti-politico!

Link originale da qua:

http://antisocialevolution.altervista.org/relationship-pessimism-individualism/

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Il secolo che è appena passato è senza dubbio quello in cui il pessimismo trova i suoi più numerosi, vari, vigorosi e sistematici interpreti. Oltre a questo, l’individualismo dell’epoca, si è espresso con eccezionale intensità tramite distinti esponenti.

Nella nostra era potrebbe essere interessante mettere a confronto queste due forme di pensiero dominanti ; chiederci quale sia la connessione logica o sentimentale che esiste tra loro, e in che misura il pessimismo genera l’individualismo e l’individualismo genera il pessimismo.

La domanda, così posta, è alquanto generica. Ci sono molti tipi di pessimismo e di individualismo. C’è un tipo d’individualismo che non implica il pessimismo, che è la dottrina individualista scaturita dalla Rivoluzione Francese cui sono legati molti moralisti, giuristi e politici del nostro secolo. Questo individualismo potrebbe prendere come motto la frase di Wilhelm von Humboldt che Stuart Mill scelse come epitaffio al suo, “Saggio sulla Libertà”: “Il grande principio guida verso cui ogni argomento, trattato in queste pagine converge direttamente è l’assoluta ed essenziale importanza dello sviluppo umano nella sua più ricca diversità”. Gli individualisti di questa forma credono che ogni essere umano possa svilupparsi in armonia nella società, è che proprio la loro diversità sia la garanzia e la ricchezza della civilizzazione umana.

Questi individualisti sono razionalisti. Hanno fede nella ragione, nel principio dell’ordine, dell’unità e dell’armonia. Sono idealisti: hanno fede nell’ideale della giustizia sociale. Credono- indivisibili ed egualitari- che a dispetto delle differenze individuali e delle ineguaglianze, ci sia una reale e profonda unitarietà della specie umana. Questi individualisti sono “umanisti”, nel senso che Stirner dà a questa parola: solidali, socialisti, nel senso lato di questo termine. Il loro individualismo è proiettato all’esterno, verso la società. E’ un individualismo sociale, nel senso che non separa l’individuo dalla società, non è contrapposto. Al contrario, gli individui sono considerati come elementi sociali che si armonizzano con il tutto e che esistono solo in funzione del “tutto”. Noi non insisteremo su questo individualismo, che ovviamente implica un ottimismo “sociale”.

L’individualismo che abbiamo in mente è completamente differente. Questo individualismo non è una dottrina politica, giuridica o morale, ma un’attitudine psicologica e morale, una forma di sensibilità, una personale sensazione di vita e personale volontà di vivere. E’ impossibile fissare in una definizione tutti questi tratti, tutti i gradi e le sfumature in una disposizione psicologica.  Tutto questo si manifesta in modo speciale in ogni spirito che la conosce.

Possiamo dire che come sensazione personale del vivere, l’individualismo è il sentimento di unicità, d’individualità di ciò che è la differenza, il privato e il non rivelabile. L’individualismo è un appello all’interiorità del sentimento, all’inspirazione individuale in opposizione alle convenzioni sociali e alle idee pre-costituite. L’individualismo implica un sentimento d’infallibilità personale, un’idea di superiorità intellettuale e sentimentale, un aristocratico essere interiore, di un’irriducibile differenziazione tra un Io e l'”altro”, dell’idea di unicità. L’individualismo è il ritorno al sé e a ciò che gravita attorno al sé.

Come volontà personale di vivere, l’individualismo è il desiderio di “essere se stessi”, un’ambizione d’indipendenza e originalità. L’individualista vuole essere fattore del proprio sé, delle proprie verità e illusioni; vuole costruire da solo i propri sogni, edificare e distruggere i propri ideali. Questa voglia di originalità può, a volte, essere in parte energica, e/o pretesa o ambita. Oppure più o meno felice, a seconda della qualità e del valore dell’individualità in causa, dell’ampiezza del pensiero e dell’intensità, oh della volontà  di potenza.

L’individualismo- inteso come personale sensazione di vita o come propria volontà di vita- tende a essere anti-sociale: se non inizialmente, lo diviene inevitabilmente dopo. Sentimento di profonda unicità dell’Io, desiderio di originalità e indipendenza, l’individualismo non può fare a meno di provocare un sentimento di silenzioso conflitto tra il sé individuale e la società. Infatti, il tendere di ogni società è di ridurre il sentimento dell’individualità quanto più possibile. Ridurre l’unicità attraverso il conformismo, la spontaneità attraverso la disciplina, l’irruenza del sé attraverso la ponderatezza, l’autenticità del sentimento attraverso l’ipocrisia inerente ogni funzione definita socialmente; la fiducia e l’orgoglio del sé attraverso il degrado inseparabile da ogni tipo di attività sociale. Necessariamente l’individualista si trova in conflitto tra il suo individuale ego e un ego generale. Qui l’individualismo diventa un principio attivo o passivo di resistenza interiore, di silenziosa o dichiarata opposizione alla società, un rifiuto nel sottomettersi a essa, diffidenza nei suoi confronti. In essenza l’individualismo mantiene- e allo stesso tempo nega i vincoli sociali. Possiamo definirlo una volontà d’isolamento, un tentativo sentimentale e intellettuale, teorico e pratico di ritirarsi dalla società, se non nei fatti, almeno nello spirito e nelle intenzioni, in una specie di ripiegamento interiore e volontario. Il distanziarsi dalla società, questo isolamento morale volontario, che può essere praticato proprio nel cuore della società, può avere la forma sia dell’indifferenza e della rassegnazione che della rivolta. Si può anche assumere un atteggiamento da spettatore o l’attitudine contemplativa del pensatore rinchiuso in una torre d’avorio. Pur tuttavia nell’ indifferenza, nella rassegnazione o nell’isolamento dello spettatore, c’è sempre un residuo di rivolta interiore.

Il sentimento di unicità ed espressione in parte energetica della personale volontà di potenza; volontà di originalità, volontà d’indipendenza, volontà d’insubordinazione e rivolta, volontà d’isolamento e rifugio in se stessi. A volte anche volontà di supremazia, di uso della forza contro gli altri, ma sempre con un ritorno nel sé, con un sentimento d’infallibilità del sé, di fiducia indistruttibile del sé, anche nella sconfitta, nel fallimento di speranze e ideali. L’intransigenza, inaccessibile delle proprie convinzioni, la fedeltà a se stessi sino alla fine. Fedeltà a qualche idea incompresa, in una volontà inespugnabile e inattaccabile: tutto ciò è individualismo, sia nella sua globalità sia nel particolare, nella predominanza di uno di questi elementi o sfumature, che si manifestano secondo le circostanze e del caso.

L’individualismo, inteso come appena affermato, cioè come disposizione interiore dell’anima, come sensazione e volontà, non è più, come l’individualismo di cui avevamo parlato prima, politico e giuridico, rivolto all’esterno e subordinato alla vita sociale, ai vincoli, alle richieste e ai suoi obblighi. E’ rivolto all’interno. Si situa dall’inizio e/o cerca infine rifugio in un essere interiore indistruttibile e intangibile.

Affermare che c’è una stretta relazione psicologica tra una sensibilità individualista e una pessimista significa affermare ciò che è evidentemente ovvio. Il pessimismo presuppone l’individualismo. Presuppone l’interiorità del sentimento che ritorna al sé (sempre o quasi come dolore) che è l’essenza dell’individualismo. Mentre l’ottimismo non è altro che un’astratta tesi metafisica, l’eco di brusio dottrinale, il pessimismo è una sensazione di vita vissuta; viene dal dentro, dalla psicologia individuale. Procede da ciò che c’è di più intimo in noi: la capacità di soffrire. E’ la predominante tra quanti di natura solitaria, vivono rifugiati in se stessi e vedono la vita sociale come dolore. I pessimisti purosangue, i grandi artisti e i teorici della sofferenza, vivono in solitudine come stranieri tra gli altri uomini, rinchiusi nel proprio ego come se fosse una fortezza cui gettare sulla società un beffardo e altezzoso sguardo. Non è per caso, ma per virtù di un’intima correlazione psicologica che il pessimismo si accompagna a una tendenza verso l’isolamento egoistico.

Al contrario, lo spirito individualista è fatalmente accompagnato dal pessimismo. Questa esperienza vecchia quando il mondo, non ci insegna forse che in natura l’individuo è sacrificato alla specie? Che nella società è sacrificato al gruppo? L’individualismo giunge alla rassegnazione o alla disperazione quando capisce le antinomie che nascono tra l’individuo e la specie da un lato, e tra l’individuo e la società dall’altro.

Indubbiamente la vita trionfa sempre su quest’antinomia, e il fatto che a dispetto d’essa tutta l’umanità continui a vivere, sembra essere un’argomentazione indiscutibile che rifiuta sia il pessimismo sia l’individualismo. Certamente non è così. Perché se l’umanità poiché specie e come società segue il suo destino senza preoccuparsi delle sofferenze o delle rivolte dei singoli, ciò non pone fine all’individualismo.  Mai domato, e sempre sconfitto, s’incarna nelle anime di speciale valore, impregnate dal sentimento della propria unicità e rafforzate dalla loro volontà d’indipendenza. L’individualismo soffre della sconfitta di ogni individuo che muore dopo aver servito dei fini ed essersi ribellato a forze che vanno oltre se stesso, mantenendosi vivo attraverso le generazioni, conquistando forza e chiarezza non appena la volontà umana di vita s’intensifica, si differenzia e si ridefinisce nella coscienza individuale. E’ così che si afferma la duplice consistenza di pessimismo e individualismo, indissolubilmente unita e interconnessa.

Non di meno, è possibile che questo legame psicologico che crediamo aver scoperto tra pessimismo e individualismo, non sia altro di una visione a priori. Se invece di ragionare sulle probabilità psicologiche, consultiamo la storia delle idee del XIX secolo, forse ci renderemo conto che la relazione delle idee che abbiamo appena indicato non è né semplice né così consistente così come ci appare. Si deve penetrare dettagliatamente nelle forme differenti di pessimismo e individualismo, e analizzare la loro relazione più da vicino se si vuole giungere a un’idea più specifica.

Georges Palante

The Relationship Between Pessimism and Individualism

The century that just passed is without a doubt that in which pessimism found its most numerous, its most varied, its most vigorous and its most systematic interpreters. In addition, individualism was expressed in that century with exceptional intensity by representatives of high quality.

It could be interesting to bring together these two forms of thought, dominant in our era; to ask what is the logical or sentimental connection that exists between them, and to what degree pessimism engenders individualism and individualism engenders pessimism.

But the question thus posed is too general. There are many kinds of pessimism and many kinds of individualism. Among the latter there is one that in no way implies pessimism, and that is the doctrinaire individualism that issues from the French Revolution and to which so many moralists, jurists, and politicians of our century are attached. This individualism could take as its motto the phrase of Wilhelm von Humboldt that Stuart Mill chose as the epigraph of his “Essay on Liberty”: “The grand, leading principle, towards which every argument unfolded in these pages directly converges, is the absolute and essential importance of human development in its richest diversity.” Individualists of this kind believe that all human individuals can harmonically develop in society, that their very diversity is a guarantee of the richness and beauty of human civilization.

These individualists are rationalists. They have faith in reason, the principle of order, of unity, and of harmony. They are idealists: they have faith in an ideal of social justice. unitarian and egalitarian, they believe, despite individual differences and inequalities, in the profound and real unity of human kind. These individualists are “humanists” in the sense that Stirner gives to this word: solidarists, socialists, if we take this latter term in its largest sense. Their individualism is turned outwards, towards society. It’s a social individualism, in the sense that it doesn’t separate the individual from society, which they don’t place in opposition to each other. On the contrary, they always consider the individual as a social element that harmonizes with the all and that only exists in function of the all. We will not insist upon this individualism, which obviously implies a more or less firm social optimism.

The individualism we have in mind here is completely different. This individualism is not a political, juridical and moral doctrine, but a psychological and moral attitude, a form of sensibility, a personal sensation of life and a personal will to life.

It is impossible to fix in a definition all the traits, all the degrees, all the nuances of this psychological disposition. It affects a special tone in every soul in which it makes itself known.

We can say that as a personal sensation of life, individualism is the sentiment of uniqueness, of individuality in what it has of the differential, the private, and the un-revealable. Individualism is an appeal to the interiority of sentiment, to individual inspiration in the face of social conventions and ready-made ideas. Individualism implies a sentiment of personal infallibility, an idea of intellectual and sentimental superiority, of inner artistocratism. Of irreducible difference between an ego and an other, the idea of uniqueness. Individualism is a return to the self and a gravitation to the self.

As personal will to life individualism is a desire to “be oneself,” according to the wish of a character from Ibsen (Peer Gynt), a desire for independence and originality. The individualist wants to be his own maker, his own furnisher of truth and illusion; his own builder of truth and illusion; his own builder of dreams; his own builder and demolisher of ideals. This wish for originality can, incidentally, be more or less energetic, more or less demanding, more or less ambitious. More or less happy, too, according to the quality and the value of the individuality in cause, according to the amplitude of the thought and according to the intensity of, the will to, individual might.

Be it as personal sensation of life or as personal will to life, individualism is or tends to be anti-social: if it is not so from the start, it later and inevitably becomes so. Sentiment of the profound uniqueness of the ego, desire for originality and independence, individualism cannot help but provoke the sentiment of a silent struggle between the individual self and society. In fact, the tendency of every society is to reduce the sentiment of individuality as much as possible: to reduce uniqueness through conformism, spontaneity through discipline, instantaneousness of the self through caution, sincerity of sentiment through the lack of sincerity inherent in any socially defined function, confidence and pride in the self through the humiliation inseparable from any kind of social training. This is why individualism necessarily has the sentiment of a conflict between its ego and the general ego. Individualism becomes here a principle of passive or active inner resistance, of silent or declared opposition to society, a refusal to submit oneself to it; a distrust of it. In its essence, individualism holds in contempt and negates the social bond. We can define it as a will to isolation, a sentimental and intellectual, theoretical and practical commitment to withdraw from society, if not in fact – following the examples of the solitaries of the Thebeiad and the more modern one of Thoreau – at least in sprit and intention, by a kind of interior and voluntary retreat. This distancing from society, this voluntary moral isolation that we can practice in the very heart of society can take on the form of indifference and resignation as well as that of revolt. It can also assume the attitude of the spectator, the contemplative attitude of the thinker in an Ivory Tower. But there is always in this acquired indifference, in this resignation or this spectatorial isolation, a remnant of interior revolt.

Sentiment of uniqueness and more or less energetic expression of the will to personal power; will to originality, will to independence, will to insubordination and revolt, will to isolation and to withdrawal into the self. Sometimes also will to supremacy, to the deployment of force on and against others, but always with a return to the self, with a sentiment of personal infallibility, with an indestructible confidence in oneself, even in defeat, even in the failure of hopes and ideals. Intransigence, inaccessibility of internal conviction, fidelity to oneself up to the bitter end. Fidelity to one’s misunderstood ideas, to one’s impregnable and unassailable will: individualism is all this, either globally or in detail, this element or that, this nuance or that predominating according to the circumstances and the case.

Individualism, understood as we just expressed it, that is, as an internal disposition of the soul, individualism as sensation and will is no longer, like the individualism of which we spoke above, like political and juridical individualism, turned outwards and subordinated to social life, to its constraints, its demands and obligations. It is turned inwards. It places itself at the beginning or seeks refuge in the end in the unbreakable and intangible interior being.

To say that there is a close psychological relationship between the individualist and pessimist sensibilities means almost stating the obvious. Pessimism supposes a basic individualism. It supposes that interiority of sentiment, that return to the self (almost always painful) that is the essence of individualism. While optimism is nothing but an abstract metaphysical thesis, the echo of doctrinal hearsay, pessimism is a sensation of lived life; it comes from the inner, from an individual psychology. It proceeds from what is most intimate in us: the ability to suffer. It predominates among those of a solitary nature who live withdrawn into themselves and see social life as pain. Thoroughbred pessimists, the great artists and theoreticians of suffering, lived solitary and as strangers in the midst of men, retrenched in their ego as if in a fortress from which they let fall an ironic and haughty gaze on the society of their kind. And so it is not by accident, but by virtue of an intimate psychological correlation that pessimism is accompanied by a tendency towards egotistic isolation.

Inversely, the individualist spirit is almost fatedly accompanied by pessimism. Does not experience as old as the world teach us that in nature the individual is sacrificed to the species? That in society it is sacrificed to the group? Individualism arrives at a resigned or hopeless noting of the antinomies that arise between the individual and the species on one hand, and between the individual and society on the other.

Life doubtless perpetually triumphs over this antinomy, and the fact that despite it all humanity continues to live can appear to be an unarguable reply that refutes both pessimism and individualism. But this is not certain. For if humanity as a species and as a society pursues its destiny without worrying about individuals’ complaints or revolts, individualism does not die for all that. Always defeated, never tamed, it is incarnated in souls of a special caliber, imbued with the sentiment of their uniqueness and strong in their will to independence. Individualism suffers a defeat in every individual who dies after having served ends and surrendered to forces that are beyond him. But he survives himself through the generations, gaining in force and clarity as the human will to life intensifies, diversifies and becomes refined in individual consciousness. It is thus that is affirmed the dual consistency of pessimism and individualism, indissolubly united and interconnected.

Nevertheless, it is possible that this psychological tie that we believe we have discovered between pessimism and individualism is nothing but an a priori view. If instead of reasoning about psychological likelihoods we consult the history of ideas of the 19th century we will perhaps see that the relationship of ideas that we have just indicated is neither as simple nor as consistent as at first appears. We must penetrate in detail the different forms of pessimism and individualism and more closely analyze their relationship if we want to arrive at precise ideas.

Georges Palante

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Incendio dololoso nella notte in via Marconi a Parma

Il fuoco distruttore che avanza sovrano e indiscriminato…

Incendio doloso al quartiere Montanara. Nella notte tra sabato 29 e domenica 30 luglio tre auto, che si trovavano parcheggiate in strada in via Manzoni, 2 sono andate a fuoco. L’incendio si è sviluppato intorno alle 4.30: sul posto sono arrivati i Vigili del Fuoco che hanno spento il fuoco e riportato la situazione alla normalità.

L’incendio è di origine dolosa: un testimone avrebbe riferito agli inquirenti di aver visto una persona allontanarsi dal luogo dell’incendio, dopo aver gettato qualcosa in direzione dei veicoli parcheggiati. Non è chiato quel fosse l’obiettivo del piromane: una delle tre auto era dell’associazione ‘Amici e tre ruote Onlus’.  Ora è caccia al piromane che ha appiccato il fuoco.

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(CHILE) TRIGÉSIMO SÉPTIMO COMUNICADO DE ITS: REIVINDICACIÓN DE INCENDIO EN TRANSANTIAGO agosto 11, 2017

Pubblichiamo Nichilisticamente sanguinei il trentasettesimo comunicato degli Individualisti Tendenti al Selvaggio-Cile-Branco Vendicativo Inquisitore (unitisi ora alle ITS), e il loro attentato incendiario contro un bus del Transantiago!

Più attentati indiscriminati che distruggano la pace sociale, i sociali, e gli umanisti!

Link originale da qua:

http://maldicionecoextremista.altervista.org/chile-trigesimo-septimo-comunicado-its-reivindicacion-incendio-en-transantiago/

e da qua:

http://maldicionekoextremista.torpress2sarn7xw.onion/2017/08/10/chile-trigesimo-septimo-comunicado-de-its-reivindicacion-de-incendio-en-transantiago/

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Comunicado número 37 de ITS, ahora desde Chile la Bandada Inquisidora Vengativa se une a la mafia eco-extremista con un atentado incendiario que calcinó una máquina del transantiago, el fuego caótico se extendió y dañó lo que se encontró a su paso. El acto es evidencia de que la expanción del eco-extremismo no se detiene pese a las jugarretas de humanistas, autoridades y medios masivos de comunicación.

Desde Maldición Eco-extremista decimos a los individualistas pirómanos responsables del acto:

¡Que el manto de huanaco cubra sus amenazantes presencias, que el frio gélido del entorno se confunda con su esencia haciendo notar que están en todos lados y en ninguno a la vez!


Sigilosos como el puma, el lunes 7 de agosto abordamos una máquina de transporte de masas y rebaños. Vemos los rostros de los pasajeros, son 8 o 9 y todos tienen los mismos rostros, perdidos, dominados por la socie-suciedad, hastiados del trabajo que les dará un artificial progreso y una falsa comodidad. No nos dan pena, todos son iguales, nos dan asco, con su existencia perpetúan la misma sociedad hípercivilizada que los esclaviza y que destruyó todo el estado natural, esa sociedad que aniquiló a nuestros ancestros que sí sabían convivir con lo salvaje.

Llevamos con nosotros un artilugio, lo hemos probado antes, no dejamos nada al azar, es simple, dos botellas rellenas de bencina, mezcla salaz, una ampolleta y un reloj con algunas modificaciones nos dio el tiempo y un interruptor la seguridad. Lo dejamos bajo un asiento y nos sentamos al fondo. Calculamos el tiempo y bajamos antes que se iniciara el fuego. Aunque no ardieron personas, los daños que causamos fueron mayores a lo que esperábamos, esta vez la suerte jugo de nuestro lado, el fuego alcanzó los cables de los postes y se propagó a un negocio que resultó ser una ferretería!! 3 pájaros de un tiro, una máquina del transantiago, el tendido eléctrico y un negocio donde venden más máquinas y productos químicos! Atentos, que la próxima podría ser los que las utilizan!

Esta vez el lugar de nuestro atentado fue planificado para que sea en una avenida donde se construye un corredor del transantiago y nuevas líneas de metro, dónde más máquinas que acarrean imbéciles ocuparan espacios que alguna vez fueron salvajes. Ahora fue en el norte de la ciudad, antes fue en providencia, mañana puede ser en cualquier lugar de esta sucia capital o dónde nos plazca.

Y por ultimo…No prensa, no fue una falla del bus, no sean ingenuos… una vez más directo en el ojo!. No policía-fiscales-jueces-gobierno-loquesea, no usen sus frase cliché “Causas que se investigan”. No pudieron con los wuachos de ITS-HMB, tampoco con los fieros S.I… ahora no quieren asumir más casos que no van a aclarar. Esto fue obra nuestra y la reivindicamos. Traten de dar con nosotros donde sea, no nos encontrarán, búsquenos en cámaras de seguridad, no nos encontrarán, porque no hay, planeamos bien lo que hacemos y no estamos dispuestos a transformarnos en símbolos, primero muertos. Ya estamos ocultos, acechando nuevas presas.

Venganza! Los wekufes nos acompañan y la oscuridad nos resguarda.

Guerra contra el progreso humano!

Complicidad sincera! Viva la Mafia de Individualistas Extremistas!

INDIVIDUALISTAS TENDIENDO A LO SALVAJE-CHILE

BANDADA INQUISIDORA VENGATIVA

 

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Auto incendiata in via Acquarone a Castelletto

Selettivo incendio criminale nelle notti delle città…

Genova.Un penetrante odore di bruciato e un forte scoppio: si sono svegliati così gli abitanti di via Acquarone, a Castelletto, dove nel cuore notte un’auto parcheggiata lungo il ponte è stata data alle fiamme.

L’allarme è scattato intorno alle 2, con diverse telefonate al centralino dei Vigili del Fuoco che segnalavano un incendio: sul posto è intervenuta l’autoscala, che ha nel giro di pochi minuti è riuscita a domare il rogo.

Non risultano feriti né intossicati, e a subire la maggior parte dei danni è stata l’auto incendiata, anche se qualche altra vettura parcheggiata vicino è stata danneggiata. L’ipotesi più probabile al momento è che si sia trattato di un rogo doloso.

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(es-en) Reflexiones eco-extremistas agosto 9, 2017

Pubblichiamo Nichilisticamente affini questo nuovo progetto Eco-estremista editato sia in spagnolo che inglese dalle Edizioni Anti-umaniste ““TAGUATUHÚ”!

Annientiamo l’umanesimo e i suoi promotori, con le parole, gli attentati,e i Progetti Estremistici e Anti-politici!

Link originale da qua:

http://maldicionecoextremista.altervista.org/en-reflexiones-eco-extremistas/

e da qua:

http://maldicionekoextremista.torpress2sarn7xw.onion/2017/08/09/es-en-reflexiones-eco-extremistas/

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Publicamos un nuevo proyecto (en español e inglés) de difusión, desde Ediciones Anti-humanistas “TAGUATUHÚ”.

¡Adelante con los proyectos filosos y extremistas!

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REFLEXIONES ECO-EXTREMISTAS

Este proyecto de “Reflexiones Eco-extremistas”, surge con la idea de recopilar todas las reflexiones tanto mas viejas como las mas recientes, dentro del ámbito de la teoría eco-extremista, con el fin de facilitar su acceso a los individualistas interesados. Dado que muchas de ellas tienen un gran valor y su lectura es muy importante para ir afianzando las ideas y la practica en contra del humano moderno y la civilización tecno-industrial. Las iremos dividiendo en temas y de a poco vamos a ir publicando todas las que podamos recopilar de blogs, archivos, libros, revistas y demás.

En este primer numero, incorporamos algunas reflexiones mas viejas, las cuales cumplieron al deber de ir desechando conceptos y moralidades que limitaban a quienes en su momento, se iban acercando esto que llamamos ahora eco-extremismo. Conceptos estériles y caducados tales como “veganismo”, “liberación” o “solidaridad”. Y por ultimo, cuatro textos de orientacion egoista-individualista, uno de ellos tomado de la revista “Ash and Ruin”, otro que fue publicado en Criminelle et sauvage y los dos finales desde las zonas norteñas del territorio “Mexicano”.

Índice:

  1. El mito del veganismo

  2. ¿Porque no “amo” liberar productos de la grandes corporaciones?

  3. De como la “solidaridad” ayuda al sistema tecno-industrial

  4. Ellos no te convienen

  5. La Soledad y la Auto-realización

  6. Yo y después yo

  7. Un falso escape

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ECO-EXTREMIST REFLECTIONS

This project of “Eco-extremist Reflections” arises with the idea of gathering all the reflections, both older and more recent, within the scope of eco-extremist theory, in order to facilitate their access to the interested individualists. Since many of them are of a great value and its reading is very important to the strengthening of ideas and practice against the modern human and the techno-industrial civilization. We will divide them into themes and soon we will be publishing all we can collect from blogs, files, books, magazines and so on.

In this first number, we include some older reflections, which fulfilled the duty of discarding concepts and moralities that limited those who at the time, were approaching what we now call eco-extremism. Sterile and expired concepts such as “veganism”, “liberation” or “solidarity”. And finally, four texts of egoist-individualist orientation, one of them taken from the magazine “Ash and Ruin”, an other one from Crimelle et sauvage and the final two from the northern areas of the “Mexican” territory.

Index:

  1. The myth of veganism

  2. They do not suit yourself

  3. Solitude and Self-Realisation

  4. I and afterwards I

  5. A false escape

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