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Il mito anarchico luglio 11, 2017

Traduzione affine sanguinolente del testo “El Mito Anarquista/ The Anarchist Myth” da parte del Progetto Nichilista/Eco-estremista/Misantropico “Animus Delendi”!

I) Smontando il mito

“Qualunque cosa basata sulle masse, il gregge, porta in sé i semi della schiavitù. Quella moltitudine che non auto-determina i suoi valori, è incapace di definire la propria vita.”

Tutto il mondo ha radici, un passato dal quale mediante distinte esperienze vissute si apprende, si analizzano fatti e si evolve se si ha questa capacità, oppure rimane stagnante in una rete di mediocrità e patetismo. Cosicché, una parte degli individui che oggi formano i gruppi terroristici nichilisti ed eco-estremisti (non tutti!) incluso io che scrivo questo testo, provengono dagli ambienti “antiautoritari” dell’anarchismo o dalla sinistra radicale.

Avendo passato in alcuni casi vari anni dentro quest’ambiente pieno di miseria e miserabili, di codardi ipocriti e curati della morale, sappiamo di cosa parliamo ed è per questo motivo che crediamo opportuno chiarire perché ci sleghiamo dagli anarchici e dalle vecchie e scadenti- contemporaneamente- teorie , cui facciamo una piccola e breve analisi. È anche necessario chiarire che NON TUTTI quelli che si denominano anarchici segue una stessa linea di pensiero/azione, né s’incastrano nella descrizione che facciamo e, in realtà, tra alcuni piccoli e minoritari circoli anarchici troviamo ancora posizioni affini e atteggiamenti complici, benché abbiamo chiaro che questi sono la minoranza dentro la minoranza.

Inizialmente, alcuni di noi cominciano ad avere contatto e avvicinarsi precisamente alle idee anarchiche perché vedevamo in questo una scelta antagonista ai valori della società, valori che ci sono completamente ostili. Credevamo che dentro il denominato “movimento anarchico” potessimo formare quella comunità “libera” affrontando un mondo che odiamo: niente che più lontano dalla realtà. Quando, dopo anni nel vagare per le rovine della mediocrità, di occupazioni, concerti, feste e sciocchezze sottoculturali, di partecipazione a lotte “di massa” e di azioni ed attacchi nella maggioranza dei casi simbolici allo stesso modo inutili, dove rischiavamo molto per ottenere molto poco, ci siamo resi finalmente conto di molte cose, soprattutto dell’inganno che è il mito dell’anarchismo.

Perché abbiamo, costato di prima mano come questa “comunità libera” degli anarchici riproduce gli stessi valori della società o del sistema che dice di combattere, questo perché abbiamo visto le gerarchie degli anarco-leader e i loro seguaci, i ruoli precisi, le lotte di potere tra distinti gruppi o collettivi, quelli che parlano e quelli che ascoltano, l’atteggiamento di “se non sei d’accordo col mio dogma sei meno anarchico o direttamente ti stacco la testa” e mille e una idiozie infantili che non vale la pena di scrivere. Chiunque sia stato in contatto con questo, sa bene di quello che parliamo. Perché abbiamo costatato come il “movimento”, le occupazioni ed altro sono solo un prodotto di consumo, un’ideologia in vendita, una moda “radicale” o sotto culturale, o una forma di ozio degenerato per drogati, tutto questo lontano da essere una minaccia reale per il sistema come dice di essere, e semplicemente una forma in pratica assimilata e controllata dal sistema.

Perché abbiamo compreso l’irrealizzabilità dei programmi anarchici e di sinistra. La fantasia utopica di un mondo in armonia è una cosa ridicola e non c’interessa perché come prima cosa per cominciare, chi sa come sarà il mondo tra qualche anno, è quanto è come camminare con una soluzione magica e un programma determinato per il mondo post-rivoluzionario anarchico. Ci siamo stancati di buttare la nostra vita nel cesso, per sciocchezze che sembrano estratte da sogni di adolescenti. Fare un’analisi più complessa della realtà che ci avvolge, libera dalle bende e le catene dell’idealismo romantico ci ha rimesso al nostro posto. Perché ci siamo stancati di aspettare una “rivoluzione” che non arriva mai, e che in caso arrivasse, sarà uno sguardo all’indietro nella storia. È il comportamento degli anarchici (che non smette di essere una dimostrazione in più della natura umana)  sarebbe uguale, e per fino peggiore del mondo che conosciamo oggigiorno. Perché ci siamo stancati di riporre speranze in sollevamenti popolari ma anche in “le consapevolezze minoritarie” dei “ribelli”, perché le svariate volte che abbiamo ascoltato discorsi incendiari e bellicosi, dopo sono rimasti solo delle chiacchiere. Magari di noi possono dire che siamo pazzi o siamo lunatici, che quello che è nostro è “ammazzare per ammazzare fino a che ci ammazzino”potranno dire questo e mille cose in più, ma almeno noi siamo realistici ed innanzitutto, onesti. Gli anarchici, che siano quello che sono (rossi, rosso-neri, neri, eco-anarchici..etc), hanno una cosa molto chiara in comune: che i loro programmi sono basati nelle illusioni e le speranze, e che deformano la realtà esistente affinché si incastri nelle loro fantasie ideologiche.

I valori e i pilastri basilari sui quali si costruisce l’anarchia non ci rappresentano più, se qualche volta, l’hanno fatto. La natura umanista e cristiana di quei valori ci ripugna e ci respinge. Concetti come il mutuo appoggio (universale e tra sconosciuti) la solidarietà promiscua e indiscriminata per esempio a gente che non conosciamo per nulla, semplicemente appartenente a uno strato sociale determinato come per esempio i carcerati, gli emigranti o i lavoratori, non si ferma ad analizzare individualmente ogni individuo per le sue decisioni/azioni e non semplicemente la categoria forzata nella quale è stata posizionata. La credenza che l’essere umano è di natura “buona” in certe condizioni e si “svilisce” sotto di altre, per non parlare di un’orrenda visione collettivista della vita che hanno molti anarchici (non tutti) e molte altre cose che sono. Come abbiamo già detto valori intrinseci dell’anarchismo, che non fanno che separarci in maniera irreconciliabile con il mondo dagli anarchici.

Se approfondiamo i concetti di “autorità”, “gerarchia”, “potere”, “dominazione” e il resto dei concetti contro i quali dicono di lottare gli anarchici troviamo innanzitutto terribilmente una posizione ipocrita, poiché loro stessi hanno delle lotte di potere, sono autoritari e cercano di dominare altri che non sono come loro.
Perché quando gli anarchici (o chiunque altro) esercitano la violenza contro i loro nemici, stanno imponendo la loro autorità su di essi mediante l’uso del potere della forza o altri mezzi. Perfino un semplice dibattito dialettico in due posizioni opposte consiste essenzialmente in tentare di dominare il tuo rivale ed imporre la tua forma nel vedere le cose. D’altra parte, ci sembra tremendamente ipocrita e utopico negare la realtà del comportamento umano. Benché la nostra posizione individualista chiarisca che non chiniamo la testa davanti a nessuno né necessitiamo che ci dicano che lo dobbiamo fare, pensino o prendano decisioni per noi, capiamo che l’autorità e l’organizzazione gerarchica non è pertanto né “buona” né “cattiva” se non è qualcosa che semplicemente è: una cosa molto naturale nel comportamento umano da sempre, piaccia a loro o no. Pertanto potremo essere ipocriti e cadere nell’ipocrisia degli anarchici e gli “anti-autoritari” o assumere la realtà e usarla per quello che ci conviene.

Capiamo che in determinati momenti e situazioni la figura dell’autorità o “guida” può essere necessaria e vantaggiosa. Per esempio nel momento di fare azioni, rapine, assalti armati o quello che sia. Chi ha capacità di auto-controllo e sangue freddo in momenti di gran tensione e pericolo, oltre a esperienze in situazioni simili, oppure conosce la zona, o ha in generale una o varie abilità che lo fanno essere più capace del resto della squadra. Com’è logico, sarà questa persona la più indicata per dare le indicazioni di come fare o disfare. Perché in una rapina che dura 30 secondi, non c’è tempo per mettersi a fare un’assemblea in caso di imprevisto, dato che questo succede frequentemente. Non solo si deve avere una gran coordinazione e preparazione preliminare di tutti i membri per sapere che carta gioca ognuno, sennonché si devono avere alcuni modelli di comportamento del gruppo vicino a una figura leader che per la sua esperienza e abilità maneggia queste situazioni delicate e sa reagire, prendere rapidamente decisioni difficili e guidare i membri del gruppo che non hanno quell’esperienza o abilità per salvare se stessi e il resto del gruppo e avere successo nel fatto. A parte questo si devono conoscere molto bene alcuni ruoli definiti in base all’esperienza e abilità personali di ogni elemento del commando, se no finiremo di nuovo per cozzare con l’idealismo anarchico che si pone, contro le specializzazioni e i ruoli, fino a condividere il “tutto per tutti”, nel senso in cui vediamo l’utilità che tutti i membri del gruppo imparino un po’ di tutto (fabbricazione di esplosivi, tiro al bersaglio, guida-leader, furto di veicoli, crittazione di archivi informatici, combattimento a corpo a corpo, travestimenti…etc). Quello cui non possiamo ovviare, è che ci sono persone con abilità specifiche, per esempio alcuni sparano meglio di altri, come allo stesso modo, ci saranno altri individui che saranno più qualificati per guidare il gruppo in situazioni estreme e altri più abituati con altre pratiche. È per questo motivo che nelle azioni si devono avere alcuni ruoli basati nella specializzazione ed esperienza di ogni individuo, in questo modo aumentano le garanzie di successo nell’azione.

L’autorità esiste in diverse forme, alcune sono coercitive e altre no, ma evidentemente il concetto di autorità della civilizzazione non è qualcosa che noi possiamo intendere come qualcosa di “positivo.” Per esempio la polizia e altri mezzi di regolazione artificiale della civilizzazione tecno-morale sono concetti alieni e ostili perché per primo il selvaggio, ha già i suoi cicli e mezzi di regolazione propria e non ha bisogno di mezzi alieni e per finire perche detti mezzi sono fatti a misura per perpetuare l’ordine civilizzato. La questione è come ognuno affronta la realtà, dove l’autorità e la gerarchia nelle sue diverse forme esistenti, sono internalizzate dentro l’essere umano. Gli estremisti individualisti non rendono nessun omaggio all’autorità civilizzata né a qualunque essere s’intrometta sulla loro strada. Essi scelgono la loro strada, essi solo decidono quello che fanno, fuori dall’ipocrisia anarchica che si pretende “orizzontale”, “libera” e “senza dio né padroni”, è che costruisce giorno per giorno le sue relazioni, come il resto delle persone in una serie di costruzioni e ruoli definiti, includendo atteggiamenti autoritari e gerarchici molto naturali. L’estremista individualista che segue il suo istinto selvaggio ed egoista, usa l’autorità quando è necessaria per il proprio beneficio, per esempio nel momento in cui prende la vita dei suoi nemici o impone la forza per garantire la sua sopravvivenza, non sentendosi in questo modo rinchiuso dentro le gabbie morali delle ideologie, le religioni, il progressismo e l’umanesimo, prendendo la realtà com’è. Non la fa più gradevole affinché sia più facile da inghiottire, alla fine è più “libero”, perfino più “anarchico” -nel senso puramente caotico- di tutti quei pupazzi “anti-autoritari” intrisi d’idealismo romantico, prigionieri delle catene mentali dello stereotipo del politicamente corretto.

D’altra parte la maggioranza delle persone (anche se non tutte) ha completamente assimilato la vita quotidiana presente e non sanno, né vogliono, vivere altrimenti che non sia in maniera dettagliatamente stabilita, come comoda,  con la strada facile. Chi convince tutte queste milioni di persone che deambulano per il mondo di qui per là -di stabilire l’anarchia? Nell’eventuale caso della sparizione dello stato e le istituzioni che regolano la vita comune, come mettere d’accordo tutti o semplicemente evitare che si ammazzino tra loro? Con la pedagogia? Facendo assemblee? Questa fiducia cieca degli anarchici nell’umanità e la ” buona fede” nelle persone, ci fa ridere. Oltre alla tremenda arroganza di chi si presenta a se stesso come una specie di “messia”, un essere divino toccato dalla grazia di “dio” che ha visto la luce, si crede possessore della verità assoluta, essendo stato selezionato per l’importante compito di “liberare” ed insegnare il vero cammino della luce e la verità al resto dei mortali di quell’ente gigantesco chiamato “il popolo” , il quale è ovviamente, schiavo e cieco e idiota, è che è stato ed è ingannato e manipolato da enti malvagi ( stato-capitale, il “potere”, i ricchi..etc) e non è capace di prendere decisioni né pensare per se stesso né comprendere quello che lo circonda, ed ovviamente, non ha nessuna responsabilità in quello che concerne il funzionamento del mondo attuale.

Bisogna osservare solamente come gli atteggiamenti di dominio, l’ansia di potere, le liti interne per chi deve avere ragione, o quello che comanda, gli atteggiamenti autoritari o i marci valori sociali si riproducono e vivono a loro agio dentro il movimento “anti-autoritario.” Perché perfino nella storia, nei pochi casi dove si è imposta l’anarchia o qualcosa di simile (e se diciamo “imporsi”, è perché non fu mai consentito questo senza l’uso della forza) dentro questo programma o governo anarchico ci fu autorità, leader, dirigenti ( Durruti, Nestor Makhno…etc), gente la cui voce si ascoltava come la più importante, e la cui opinione valeva più di quella di altri. Pochi prendevano le decisioni importanti e molti le seguivano e ubbidivano a esse. Per questo motivo in queste esperienze della storia vediamo che ci furono organi incaricati di “mantenere l’ordine” etc etc. Che l’autorità emanasse un’assemblea, un comitato “rivoluzionario”, un consiglio operaio o un’altra struttura organizzativa “orizzontale”(SI!) non era differente da quello che derivava da un’istituzione del governo o dal cannone di un fucile.

Abbiamo compreso che la natura umana è conflittuale, che la gerarchia e l’autorità nelle sue diverse varianti sono concetti molto radicati nell’essere umano e che sempre ci sono e ci saranno persone- perché qualificate o per la forza imposta- che si sono trasformati in leader, e ci sarà sempre chi sarà disposto a seguire questi leader. Ci sarà sempre gente con ansia di potere, di comandare, di essere una persona rispettata o temuta e ancora più gente- che opterà per la via facile – che chinerà la testa, obbedendo, non cacciandosi nei guai, né dovendosi complicare la vita pensando per se, se c’è già un leader che prende le decisioni. E questo succede perfino nei circoli anarchici, per questo motivo non è che ci poniamo specificamente contro il marciume degli anarchici, sennonché ci poniamo contro il marciume dell’umanità della quale gli anarchici umanisti e di sinistra sono parte. Le ideologie vendono l’immagine di nemici prefabbricati in cui dobbiamo lottare e sacrificarci per una causa altrui “superiore”, ma noi siamo giunti alla conclusione che il nemico dell’uomo è l’uomo.

Perché sebbene ci fosse stata un’epoca dove pensavamo che la radice del male fosse lo Stato/Capitale/ dopo abbiamo compreso che era tutto più complesso, e che l’origine di questo era la complicata rete di relazioni di potere che è la Società.  Dopo di questo, abbiamo compreso che la Società è il prodotto della Civilizzazione e a sua volta questa del progresso umano, il quale è responsabile della deplorevole realtà esistente. E ci piaccia o no, l’essere umano tende in maniera naturale al progresso, e l’essere umano moderno al peggiore tipo di progresso che esiste: il quale ha una visione antropocentrica – dove tutto quello che esiste nella terra, l’acqua, i monti, gli alberi, gli animali, le persone …tutto è ridotto a risorse o prodotti, benefici, terreno da conquistare o corpi/menti da dominare o addomesticare.

E in questo, molti anarchici non solo si confondono tremendamente facendo la semplice analisi di “Stato/Capitale- fonte di ogni male nel mondo” sennonché neanche, pongono una critica alla civilizzazione ed il progresso, o peggio ancora, sono orribilmente pro-civilizzazione, nel pensare che cambiare forma di governo, di dirigere le risorse ed i mezzi di produzione e modificando l’organizzazione sociale/economica sia sufficiente.

Finalmente essendo giunto a queste conclusioni in base a quello vissuto che mondo “nuovo” sperano che costruiremo con questa gentaglia? Che nuove esperienze e momenti liberatori possono sorgere tra tanto marciume? Assolutamente niente si può sperare dagli anarchici, perché la loro fede nell’umanità li acceca, vittime del loro idealismo. Hanno una visione romantica e irrealistica del mondo e della natura delle persone. Continuino a sperare che, specialmente nella società- massa che viviamo, arrivi il “risveglio” della coscienza e le persone “imparino” a vivere nell’anarchia, specialmente se gli incaricati nel portare l’anarchia al popolo sono questi personaggi. Per noi possono perdere tutta la vita perseguendo la loro utopia.

Perché per avvicinarsi a un’esperienza più “realmente” possibile di vita autentica, selvaggia e libera, bisognerebbe guardare le forme di vita o di organizzazione sociale in scala molto piccola, con pochi membri, forme tribali o “primitive” già perse o quasi perse, lontane della civilizzazione ed anche così, queste ultime non erano per niente perfette ne lo consideriamo come esempio seguire, poiché non idealizziamo in niente né in nessuno e preferiamo che ognuno cerchi e faccia la sua strada

II) “L’anarchia nera” e le “nuove” guerriglie urbane

“Gli idoli non esistono più per Me; basta che smetta di crearli, affinché spariscano: non ci sono poteri superiori, sennonché io li elevo e mi metto sotto ad essi”

Sebbene abbiamo parlato in generale dell’anarchia come movimento vogliamo fissarci in maniera più profonda in una delle sue “varianti” la quale sembra possa avere certe similitudini con le tendenze individualiste estremiste e nichiliste terroriste. Parliamo delle cosiddette tendenze “anarco-nichiliste”, l’anarchismo “antisociale” e la “anarchia nera” e l’esperimento delle “nuove” guerriglie urbane anarchiche.

Per cominciare, leggendo i testi e le rivendicazioni delle azioni di questa tendenza, non vediamo altro che la ripetizione dello stesso discorso una e un’altra volta, un discorso puramente identitario basato sopratutto nel criticare quello che le altre tendenze dell’anarchia fanno o non fa, o quello che il resto degli anarchici non fa, se io non sono d’accordo con le loro teorie (questo perché io sono più anarchico di te, perché non segui il mio dogma, qualcosa di molto comune tra gli anarchici, come abbiamo già visto prima).

Allo stesso tempo la necessità di scrivere un testo per tutto, frequentemente troppo ingigantito, con parole e terminologia, che sono troppo “grosse” a paragone con la ridicolaggine delle “azioni” portate avanti nella maggioranza dei casi (sigillare un lucchetto mettere striscioni o graffiti). La necessità di convincere, di conseguire adepti e seguaci per la “loro causa”, benché alcuni di questi non lo riconoscano, porta loro ad avere una presenza e un discorso a livello pubblico e aperto, che li colloca ovviamente nel mirino degli informatori e le indagini. Come i comunisti e gli anarchici sociali hanno le speranze poste nell’individuo rivoluzionario assoluto (“Il popolo”, “la classe operaia” etc) l’anarchia nera consegna le sue speranze in testi e azioni che spingano al risveglio della coscienza degli individui, che fanno già parte del “movimento” o della sua parte più giovane ed energica per lo stimolo all’azione. Essenzialmente, alcuni si fidano delle masse e altri nelle “minoranze di rivoltosi”, ma alla fine di tutto è la stessa cosa. Depositare speranze in altri che ti seguono e fare la stessa cosa , seguendo la tradizione anarchica di quella specie di “fede” mistica umanista collocata nelle persone. Oltre a questo, la proposta “nera” non offre nient’altro che aspettare il “contagio” dalla notte al giorno, facendo “un buco nell’acqua”.

A parte, che il discorso incendiario e bellicoso dell’anarchia nera non concorda con la realtà, dove la maggioranza di questi individui vive dentro la comodità della posa estetica del movimento “insorto.” Quindi abbiamo quel famoso concetto della “diversità” delle azioni, cioè che secondo la teoria della “azione polimorfica” l’anarchico “di prassi” può (e deve!) unire il mettere cartelli con mettere bombe, come se fosse la stessa cosa; fare azioni di guerriglia mentre si partecipa a manifestazioni e azioni di tipo pubblico o propagandistico, parlare, difendere e fare apologia della violenza anarchica in dibattiti, assemblee e conversazioni pubbliche…così è la cosa…ma che cazzata è questa? Che sciocchezza uscita della mente di un inconscio o un malato mentale è questo concetto della “polimorfia?”

Ad ogni modo, lo sfoggio, la spavalderia, le dicerie, le chiacchiere e li impiccarsi medaglie, raccontando perfino storielle e battaglie in conversazioni telefoniche o in reti sociali tipo face book (evviva la coerenza!) è qualcosa di molto comune nei circoli degli “anarchici neri”, e diciamo la “fama” che dà l’essere stato o stare in carcere…

Se ci addentriamo al livello del concetto di azioni e delle “nuove” guerriglie urbane anarchiche, arriviamo alla parte peggiore di tutto.
Innanzitutto la strategia, la pianificazione e l’esecuzione delle azioni sono disastrose, la mancanza di misura o per meglio dire di una cultura di sicurezza e di istinto di auto-conservazione è uno dei molti difetti di questi gruppi. Gli esempi che seguono di molti di questi “anarco-nichilisti rivoluzionari” sono le disastrose esperienze guerrigliere, di sinistra o comuniste nella sua maggioranza, del passato o presente e i suoi fallimenti storici (RAF etc ). Esempi che si seguono non in base ad un criterio strategico o per migliorare l’effettività dell’azione armata, se non semplicemente in base ad un criterio moralista, di rigidità ideologica o di ammirazione feticista. Perché a dispetto della definizione “nuove”, queste guerriglie non fanno che copiare gli schemi delle “vecchie” guerriglie in molti aspetti, forse la maggiore differenza è la parte teorica.

L’inettitudine, l’incoscienza e l’irresponsabilità sono le parole che meglio definiscono questi “guerriglieri”, poiché queste sono le loro qualità principali, quelle che li posizionano in un non necessario pericolo per essi e chi è loro intorno. I “guerriglieri” prigionieri nel passato e al presente sono soprattutto l’esempio nefasto per una nuova generazione d’idioti che li adorano in maniera feticista senza fermarsi a pensare né fare la minima critica, né nel discutere il perché i gruppi anarchici di azione guerrigliera hanno avuto una durata fugace e la maggioranza dei suoi membri sono finiti carcerati, morti, clandestini o hanno rinnegato quello che sono stati. L’esempio dato da questi “guerriglieri”, le esperienze, le parole e i testi, ha incoraggiato a seguire i loro passi e commettere gli stessi errori, lasciando una nuova generazione di seguaci pronti per la prigione, come d’altra parte, “l’esigenza” delle dimostrazioni di “solidarietà”, come assistere ai processi o mantenere contatto o relazione diretta (sia per lettera, telefono, reti sociali, visite…). Per non parlare della mancanza di responsabilità, per entrambi le parti di chi ha contatto diretto e continuo con carcerati quando stanno attuando azioni o hanno in mente farlo.

Il martirio e l’auto sacrificio sono un altra delle loro “virtù”: la rivendicazione di responsabilità quando sono catturati, anche se non ci sono prove che li incriminino direttamente, è una prova in più della stupidità di questi “guerriglieri”, che confondono orgoglio con stupidità. Come se dovessero dare il viso o rendere conto a “il movimento” o dare qualche responsabilità politica per le loro azioni a gente che né li conosce, né segue i loro passi e che probabilmente, in pochi anni non si ricorderà di tutto questo. Perché inoltre, benché ci sembri una tremenda sciocchezza, consegnarci su un “piatto d’argento” ai nostri nemici in un tribunale, crediamo che bisogni essere coerenti con le decisioni prese e affrontarle fino alla fine. Perché uno non può dichiararsi “anti-giuridico”, rifiutarsi di partecipare a processi giuridici, rifiutarsi di riconoscere ogni autorità che sia un giudice o un Pm, rivendicare che la fuga, l’ammutinamento e la ribellione è l’unica scelta del “guerrigliero urbano” carcerato e dopo pretendere di avere benefici penitenziari, condividere i processi (benché si stia facendo teatro), partecipare al processo di difesa legale etc, e ancora dopo “rifiutarsi di partecipare alle farse giudiziarie” e “non aspettarsi niente da un sistema del quale si dichiarano nemici irreconciliabili” e lamentarsi perché li hanno lasciati senza benefici penitenziari, perché le condanne sono state molto dure o perché le cose non sono uscite come ci si aspettava. Perché quando uno si vede nella bocca del lupo, in quel momento, dimostra di che pasta sono fatte le sue convinzioni, perché sappiamo che è molto facile parlare o scrivere testi ed essere molto valorosi nella teoria, ma in fin dei conti, l’esempio pratico è quello che conta. Perché abbiamo visto già come alcuni si sono visti isolati e più soli che mai, da chi li appoggiava, dato che questi gli girano le spalle sul passato o cambiano abito “se ti ho visto, non mi ricordo”: rapidamente i discorsi si sono rammolliti e sono sparite la radicalità e l’aggressività degli inizi.

E quando andiamo all’esempio pratico delle azioni “guerrigliere” di questi anarchici, vediamo molte azioni stupide, eseguite male, con risultati pessimi, molto rischio per un povero risultato. Attacchi che in molti casi hanno avuto solo  come conseguenza una macchia nera in alcune pareti. Inoltre, raramente queste azioni sono state dirette ad attentare direttamente alla vita di alcuni dei loro nemici, se non contro la proprietà e di solito gli stessi ripetitivi obiettivi (banche e bancomat); normalmente in date ufficiali e simboliche per il “movimento” (anniversari di qualche assassinio poliziesco, di alcune rivolte del passato,  chiamate di “solidarietà” con tale o quale causa o un prigioniero…etc.). Se qualcuno è stato ferito, rapidamente si sono tirarti fuori testi e comunicati chiedendo perdono e facendo capire che non era loro intenzione ferire “innocenti.” Perché nonostante si dichiarano antisociali, “terroristi”, nemici eterni della società e altre cantilene, questi “terroristi” e “antisociali” hanno molta considerazione della società e i concittadini.

A mo di conclusione possiamo dire che le esperienze dell’”esperimento” delle “nuove” guerriglie urbane hanno lasciato solo molti carcerati, un numero ancora più grande di persone sotto indagine e, probabilmente, ancora più futuri carcerati. Tutto questo è l’alto prezzo pagato per un’attività breve e una quantità ridicolamente piccola di danni causati, nella gran maggioranza dei casi, i quali in termini economici, che sono e stanno per essere recuperati in termini di pagamenti di spese giuridiche. Questo è l’alto prezzo per le brutte pianificazioni, grandi bocche, lasciandosi trasportare da emozioni e altre sciocchezze, e soprattutto pensando che tutto questo è un gioco. In termini strategici e facendo un’analisi a freddo e con buonsenso, l’esperimento delle guerriglie urbane e i gruppi di azione anarchici è stato ed è un assoluto disastro, e qua ci sono i fatti che lo provano.

Siamo stati sempre coscienti che chi s’immerge in questa vita, chi sceglie il cammino dell’illegalità, dell’attacco con tutte le sue conseguenze fino alla fine, non ha garanzie di nulla, e molto meno di “successo” o “vittoria”, ma tiene bene a mente che le garanzie sono di finire morto o carcerato. Ma una cosa è conoscere questa realtà e affermarla agendo di conseguenza, succeda quello che succeda, essendo pero sempre cauto, PAZIENTI e attento per restare fuori dalla prigione o finire direttamente al cimitero, per continuare ad attaccare di più e in maniera migliore , ed un’altra è- in maniera molto distinta- è essere un suicida che va a capofitto direttamente dentro la bocca del lupo,  questo perché respingiamo e disprezziamo profondamente quella spazzatura mitomane che è dice “la prigione è una fermata nella vita del rivoluzionario/anarchico/quello che sia”, che ha portato all’immagine di molti idioti la credenza che l’incarceramento non è “per tanto.” La prigione, specialmente con una forte condanna per terrorismo di anni e anni, è semplicemente il fine. Non viviamo oramai nel medioevo, né siamo negli anni 80, le moderne prigioni rendono in pratica impossibili il fuggire da esse. Una lunga sentenza di tutta la vita non è “una breve sosta”, significa che ti sei fottuto la vita, nella maggioranza dei casi per aver preso decisioni errate; invece lasciare che questi argomenti siano da considerare stupidi, oltre ad altre anarco-sciocchezze sulla prigione, essi dovrebbero guardarsi allo specchio e capire che sono “finiti”. Nel nostro caso, preferiamo una morte rapida e diretta che una “vita” di martirio tra le grate che nel migliore degli scenari, finiscono soltanto dopo mezza vita di prigione, come avanzo umano, malato e vecchio, se non ti ammazzano tra le grate, chiaro.  Insistiamo, una cosa è assumere rischi, l’altra- molto distinta- è essere suicidi.

La crescente scarsità tanto in qualità come di quantità di attività offensiva perfino in luoghi che avevano un ampio curriculum di attività anarchica mostra un movimento in decadenza, consumato da questioni e dispute interne che possono essere e non sono state, o per meglio dire voglio e non posso. Le esplosioni, incendi e gli attacchi regolari non sono che gli ultimi colpi di coda di qualcosa che è già caduco. Quelli che hanno fatto dell’anarchismo qualcosa da “chiacchiera inutile” ed un tentativo pacificato e riformista di fare politica sociale, avevano dato una tintura caotica e minacciosa dell’anarchia, è perfino in determinati momenti arrivarono a rappresentare a capofitto un spina nel fianco per i governi, ma ora sono morti o in prigione (dovuto maggiormente, nel commettere stupidità e errori da bambino); altri hanno cambiato le loro posizioni quando, cagandosi in mano, hanno pensato di poter finire come i loro “compagni” carcerati o quando hanno visto che portare avanti la posa di “anarchico-attivista sociale” è meno pericoloso. Molti altri continuano a portare avanti la posa dell’anarco-ribelle-antisociale-blackblock, che rimane solo, un discorso e una posa, ma niente o quasi niente da mettere in pratica.
Chi sa se magari  delle nuove generazioni di anarchici sapranno dare un giro a questa decadenza che li consuma e portarli per altri sentieri, più pericolosi da quello stabilito; questo noi non lo sappiamo e al contrario di quello che molti pensano, ci rallegrerebbe che sia cosi, poiché ci sarà più tensione nella società, più attacchi, più esplosioni ed incendi, assassini ed alterazioni della normalità di qualunque tipo, in definitiva, attività criminale estremista e distruttiva (di qualunque tendenza) che aggiunge più caos e destabilizzazione ad una civilizzazione in declino.

Andiamo a fare un esempio chiarificatore poiché effettività portata alla pratica: la tendenza del terrorismo eco-estremista colpisce dal 2011, quando sorsero le prime ITS in messico. Nei suoi 6 anni di vita, questa tendenza, che ha passato differenti fasi si è espansa in vari paesi ( quelli conosciuti sono: Argentina, Brasile e Cile, per il momento, benché conti con “simpatizzanti” in diverse parti del mondo), ed opera in vari stati del Messico contando nel suo curriculum su decine di attentati rivendicati (dall’invio di pacchi bomba, attacchi incendiari, attacchi con armi da fuoco e armi bianche, collocamento e esplosione di ordigni esplosivi, assassini…) più un numero non specifici di attentati senza rivendicazione che hanno lasciato non solo danni materiali, terrore e stupore nei cittadini e le autorità allo stesso modo, ma anche diversi feriti e mutilati e alcuni morti. Allo stesso modo, da anni, in diverse parti dell’Europa, con speciale presenza in Italia, operano e si espandono gruppi e individui della tendenza terrorista nichilista che hanno lasciato una scia di attentati incendiari ed esplosivi, spargendo il loro veleno fino alle viscere della società putrefatta, e tutto questo senza contare gli atti senza rivendicazione e senza tenere in conto che, alcune delle persone che agiscono oggi, annesse dentro queste tendenze, attentava già anni addietro per altri motivi (simili o no). In tutto questo tempo, fino a ora e che si sappia, non è stato arrestato né imprigionato né una sola persona con l’accusa di far parte di uno di questi gruppi o di essere autore/a, di uno di questi attentati, nonostante la grande notorietà che queste tendenze hanno acquisito (e tenendo conto dell’occultamento, negazione e manipolazione quasi sistematica delle loro attività da parte dei mezzi di comunicazione, i governi, e dei mezzi di “contro-informazione anarchica) , e di avere dietro le forze di polizia e di intelligence di vari paesi, nel tentativo di scoprirli. 
Nel frattempo “le guerriglie urbane anarchiche”, gli anarco-nichilisti dell’anarchia nera e gli insurrezionalisti della FAI (o meglio di ciò che resta di essa, un’ombra di ciò che fu) cosa hanno raggiunto in questi anni? Nulla oltre a decrescere in qualità e quantità di azioni in un declino, chiaramente prevedibile, dove un mucchio di gente è finita direttamente in prigione con condanne di lunga durata mentre nella  sua “storia” non figura un solo morto. Questo è il prezzo che si paga nel seguire la linea di azione teorica/pratica dell’azione armata anarchica come la conosciamo oggi: vale a dire il miscuglio nel voler essere attivista politico e guerrigliero terroristico allo stesso tempo, che chiaramente, è un suicidio. Di nuovo molte perdite per un piccolo risultato.

È per questo motivo che invece di cercare accettazione o compiacenze da qualcuno,di crescere in numero o espandersi, si deve tendere nel mantenere incorruttibile le nostre tendenze, a qualsiasi prezzo, al fine di evitare che insorgano imitatori, seguaci/ammiratori o di diventare un circo o una moda, così com’è avvenuto con gli anarchici. Questa non è un’attività pubblica per tutti, è solo per i migliori, i più capaci, i quali non hanno obiezioni nell’ora di spargere il sangue (specialmente sangue altrui), se è necessario. Bisogna essere ermetici e diffidare di tutto ciò che è estraneo, bisogna mantenere “pura” l’essenza che caratterizza la tendenza senza degradarsi, anche se ciò implica essere in pochi e contare con poche (o nessuna) simpatie.

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